La Pedemontana e la Valle

Io abito sopra la pedemontana. Davvero.

C’è un tratto della pedelombarda che passa praticamente sotto casa mia, attraversando il tratto di Valle Olona che va da Gorla a Solbiate.

Uno dei pochi motivi per cui mi piaceva la zona in cui abito da qualche anno col Porso è perché, appunto, a qualche passo da casa c’era il bel percorso vita che costeggia tutto il fiume Olona.

Anche se il fiume non è mai stato un esempio di purezza alpina delle acque, c’era comunque la possibilità di prendere e fare lunghe passeggiate in mezzo al verde o, per i più intraprendenti, coprirsi una buona parte di lunghezza della provincia in bici.

Qualche mese fa, approfittando della splendida primavera –

Dani: “splendida primavera??”
Io: “beh dai, è stata bella la primavera…”
Dani: “…”
Io: “dai oh, erano quattro anni che non mettevo il naso fuori dallo studio, pure se eravamo in India coi monsoni mi sarebbe sembrata una splendida primavera!”

– che abbiamo avuto da queste parti, avevo preso l’abitudine di tornare a farmi qualche chilometro a piedi giù in Valle (di solito, mentre ansimavo tra salite e discese, avevano luogo, al telefono, le riunioni più importanti che hanno poi deciso le sorti di questo stesso sito: brava la Dany che riusciva a decifrare i miei discorsi tra un rantolo e l’altro).

Ero abituata ad essere in grado di arrivare, sempre attraverso il percorso ciclo pedonale, da un paesello all’altro, senza soluzione di continuità.

Immaginate la faccia che ho fatto quando, cercando di arrivare a Olgiate, mi sono ritrovata praticamente dentro al cantiere dei tunnel che, se non ho capito male, partono da Varese e sbucano qui.

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Fa davvero una certa impressione trovarsi davanti a manufatti così enormi, che di solito percorriamo a gran velocità, all’interno di mezzi meccanici, senza avere nessuno di questi filtri.

A suo tempo avevo cercato di informarmi e avevo visto che erano previste delle opere accessorie di riqualificazione ambientale (o meglio, di riparazione ai danni).
Perché effettivamente non si può dire che non abbiano praticamente girato sotto sopra pezzi di territorio.

Nel piccolo della mia zona, ho visto che alcuni lavori (cementificazioni, ecc), una volta terminata la loro funzione, sono stati rimossi e le aree ripristinate. Ma non so se ovunque sia così.

Sono anche convinta, da fruitrice del famigerato tratto dell’A4 che va da Milano ad Agrate, che un’alternativa per arrivare a Bergamo era necessaria.
Però, anche qui: ultimamente si sentono notizie riguardo al fatto che la Pedelombarda non arriverà a Bergamo (solita mancanza di fondi).

 

Tra poco pare dovrebbero aprire i primi tratti – che sono proprio quelli nella mia zona.
Caso vuole che il mio tragitto in bici per andare in studio passi proprio da una ex adorabile via di campagna, dove ora si ergono inquietanti cartelli autostradali, a presagire una delle uscite della Pede (come la chiamo io in confidenza): se mi infognano il tragitto bicicloso, dopo la fatica che ho fatto a convincere il mio deretano a disabituarsi al comodo, morbido e confortevole sedile dell’automobile, potrei tornare sull’argomento con toni molto meno diplomatici.

Voi cosa ne pensate? Come vivete i luoghi sventrati sotto al vessillo di opere pubbliche per la collettività? Vi interessa l’argomento e volete approfondimenti tecnici? Se a qualcuno interessa, poi scomodiamo l’urbanista che c’è nella Dani e batte i pugni per uscire!

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