Gli Aromi e le Origini della Cucina Siciliana: Percorsi Paleogastronomici a Scicli

Lo scorso giugno, dopo anni di totale ed esclusiva dedizione al mio lavoro, finalmente siamo riusciti a prenderci qualche giorno di ferie.

E siamo andati in Sicilia.

Avevamo poco budget e pochi giorni – quindi ho per l’ennesima volta dovuto rimandare il tour onnicomprensivo di tutta l’isola – e ci eravamo preparati a farci una settimanella di panze al sole, chiappe a mollo, cannoli e granite, a sud di Ragusa.

In quello stato di pigrissima grazia, guardando eventi, sagre e cose varie organizzati in zona in quel periodo, mi salta all’occhio un titolo che subito sfrizzola il mio interesse (già pensavo che ne avrei potuto poi parlare qui, anche se pepe era ancora un progetto non ben definito, che non si sapeva se, quando, come, chi, cosa e perché):

percorso paleogastronomico nel centro storico di Scicli.

Trovo la pagina facebook degli organizzatori e scopro che è un’idea de Gli Aromi di Russino, in collaborazione con il ristorante Satra.

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Uno scorcio della serra.

Ciò che mi colpisce, sul momento, è l’attenzione alla comunicazione, oltre che alla quantità e qualità di iniziative ed eventi: degustazioni, percorsi tematici, eventi culinari… dovevo assolutamente saperne di più.

La sera stessa siamo a Scicli.

Ora, glisserò elegantemente sul fatto che, tutte le volte che siamo stati in Sicilia, ci abbiano mandato a vedere qualsiasi cosa a mille mila chilometri di distanza e nessuno ci abbia mai detto di quanto bella sia Scicli.

Un trionfo barocco. Pulita. Bella. Bella. Ma proprio bella.

Purtroppo era già sera e questa volta non siamo rimasti giù abbastanza a lungo da poterci tornare ad un’ora adeguata per poter godere l’architettura, l’atmosfera, e magari scattare qualche immagine interessante; sicuramente, la prossima volta, non mi farò scappare l’occasione.

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Scicli by night.

Dunque, in questa perfetta cornice barocca, raggiungiamo il Satra, dove Enrico, anfitrione della serata e organizzatore dell’evento, assieme al Dottor Marco Blanco, archeologo, stanno già intrattenendo le decine di persone intervenute per l’occasione.

E scopriamo che dovevamo prenotare.

Vergognosissimamente, chiedo se sia possibile seguire l’evento, senza partecipare a quello che poi sarà un trionfo di assaggi di prelibatezze preparate dai cuochi del Satra, passeggiando tra i monumenti della città, accompagnati dai racconti e dalle spiegazioni del Dottor Blanco sulle origini e le evoluzioni della cultura gastronomica siciliana e italiana.

Enrico non solo ci accoglie volentieri, ma alla fine si adopera perché anche noi riusciamo ad assaggiare le squisitezze proposte durante il percorso.

Con il telefonino in una mano (per prendere appunti) e una porzione di caponata nell’altra, mi immergo nella storia culinaria raccontata dal Dottor Blanco, mentre già pianifico di tornare per cena al Satra la sera successiva.

 

Durante la passeggiata tra i monumenti del centro storico di Scicli, assaggiando verdure fritte in pastella (i cosiddetti pesci di terra), caponate, parmigiana di melanzane – a proposito, sapevate che si dice parmigiana di melanzane, dal taglio a listarelle della verdura, e non melanzane alla parmigiana? – mi vengono in mente allora le lezioni di storia, durante le quali abbiamo imparato che la Sicilia è sempre stata terra di dominazioni di popoli diversi – infatti il Dottor Blanco la definisce argutamente una Caponata di Popoli – e scopriamo che ovviamente anche le abitudini culinarie hanno fortemente risentito di queste ondate di occupazioni varie.

La tradizione greca ha lasciato ai Siciliani l’olio di oliva, gli arrosti e le grigliate, mentre i Romani hanno portato focacce e farinate, oltre al Caturro, che è diventata poi la tradizionale polenta siciliana.

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I templi di Agrigento: ovviamente in Sicilia dovete vedere anche questi! : ))

L’arrivo degli Arabi introduce il gusto per l’agrodolce e nuovi ingredienti come il riso, il cous cous, le melanzane.

Alla dominazione normanna sono invece riconducibili le carni ripiene, ma è con gli Spagnoli che si sviluppa la perfetta coniugazione della cucina barocca francese con le necessità più decise dei palati siculi aristocratico-borghesi.

Mentre poi, nelle campagne, le famiglie di condizioni più modeste si dedicavano a rendere prelibati, attraverso ad esempio la frittura, gli ottimi frutti della terra, nei monasteri ci si occupava di assicurare ai cadetti delle famiglie importanti una adeguata quantità di dolci e zucchero, fornendo così ottimi spunti per la creazione della tradizionale pasticceria sicula: cioccolato, bianco mangiare, testa di turco, cannoli, gelato, granite… e tutte le prelibatezze di cui vi consiglio di fare scorpacciata se visitate la Sicilia.

Ovviamente, vista l’ottima esperienza della serata e incuriositi dalla bottega espositiva (a Milano diremmo lo show-room) in centro a Scicli, dove tra l’altro quella sera era ospitata anche una mostra artistica, siamo voluti anche andare a visitare l’azienda dove vengono prodotti gli Aromi di Russino: una distesa di piante ed erbe aromatiche e di vegetazione mediterranea, una bio diversità incredibile. Ma soprattutto i profumi: dovete assolutamente, se siete in Sicilia, andare a sentire quei profumi.

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Il Mar Mediterraneo, a Sud di Scicli.

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